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I miserabili di Victor Hugo

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I miserabili (Les Misérables) è un’opera monumentale pubblicata nel 1862, è uno dei romanzi cardine del XIX secolo, fra i più popolari e letti della sua epoca.

Narra le vicende di vari personaggi nella Parigi post Restaurazione, in un arco di tempo di circa 20 anni (dal 1815 al 1833, con alcune digressioni alle vicende della Rivoluzione francese, delle Guerre napoleoniche, con particolare riguardo alla battaglia di Waterloo, e alle vicende politiche della Monarchia di Luglio). I suoi personaggi appartengono agli strati più bassi della società, i cosiddetti “miserabili”: persone cadute in miseria, ex forzati, prostitute, monelli di strada, studenti in povertà. È una storia di cadute e di risalite, di peccati e di redenzione. Hugo racconta i suoi personaggi a tutto tondo, rendendoli sublimi e arricchendo il racconto con digressioni di grande interesse storico, come ad esempio momenti della battaglia di Waterloo o considerazioni sulla Francia post-restaurazione. Arricchimenti che permettono al lettore di collocare meglio i personaggi nel loro specifico contesto storico-sociale.


Consigliato perché:

“Era una notte di plenilunio e Jean Valjean non ne fu malcontento. La luna, ancor vicinissima all’orizzonte, stagliava nelle vie grandi strisce di ombra e di luce; ed egli poteva quindi camminar quatto lungo le case dal lato buio ed osservare il lato rischiarato. Forse, egli non rifletteva abbastanza che il lato buio gli sfuggiva: pure, in tutte le viuzze deserte che confinano colla via di Poliveau, credette d’essere sicuro che nessuno lo seguisse.

Cosette camminava senza far domande. Le sofferenze dei sei primi anni della sua vita avevan introdotto alcunché di passivo nella sua natura. Del resto (e questa è un’osservazione sulla quale avremo più d’una volta occasione di ritornare), ella era avvezza, senza darsene ben conto, alle singolarità del buon vecchio e alle bizzarrie del destino; eppoi, essendo con lui, si sentiva sicura.

Jean Valjean non sapeva più di Cosette dove fosse diretto e si affidava a Dio, come Cosette s’affidava a lui; gli sembrava di tener egli pure qualcuno più grande di lui per mano e credeva di sentire un essere che lo conduceva, invisibile. Del resto, non aveva alcuna idea precisa, alcun piano, alcun progetto. Non era nemmeno assolutamente certo che colui fosse Javert; e poi, poteva essere Javert, senza che Javert sapesse ch’egli era Jean Valjean. Non era trasformato? Non lo si credeva morto? Eppure, da qualche giorno andavano succedendo certe cose che divenivano singolari e non gli occorreva di più, per determinarlo a non rientrare in casa Gorbeau; come l’animale scacciato dalla tana, cercava un buco in cui nascondersi, nell’attesa di trovarne uno dove dimorare.”

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